Il Papa: “Per favore non lasciamoci rubare l’amore per la scuola”

domenica , 11, maggio 2014

10 maggio, circa 300.000 in San Pietro per l’evento “La Chiesa per la scuola”
promosso dalla CEI

10 maggio, circa 300.000 in San Pietro per l’evento “La Chiesa per la scuola”
Piazza San Pietro, oggi, è una grande aula in festa, con il cielo e il sole al posto del soffitto, abitata da tre generazioni: studenti, insegnanti, genitori. Tutti insieme, senza etichette o distinzioni, con Papa Francesco “…nostro padre, pastore, maestro e amico“, come ha detto il Card. Bagnasco al Papa.

Papa Francesco non ha deluso le attese! “Questo incontro è molto buono, un grande incontro della scuola italiana, tutta la scuola”, ha esordito. “Si vede che questa manifestazione non è contro, è per”, ha esclamato quasi rivolgendosi a ciascuno dei presenti: “Non è un lamento, è una festa!

Alle 14.30, solo mezz’ora dopo l’apertura dei varchi, la piazza era già tutta piena. Ha cominciato ad animarsi alle 15, con l’esibizione dal palco di alcuni artisti. Sotto il caldo sole di maggio sventolavano migliaia di fazzoletti blu, variopinti erano i cappellini degli studenti di tutte le età, fantasiosi e spiritosi gli striscioni dei ragazzi della scuola secondaria.

Alle 16.15, puntuale, la jeep bianca scoperta con il Papa ha fatto il suo ingresso nella piazza: tre quarti d’ora la durata del “bagno di folla” da san Pietro fino alle sponde del Tevere. Poi al momento di spettacolo si sono esibiti attori come Max Giusti, Giulio Scarpati, cantanti come Francesco Renga, Fiorella Mannoia, Niccolò Agliardi, autore della colonna sonora di “Braccialetti rossi”, seguiti da tante testimonianze.

Per dire che il futuro di un Paese passa dalla passione per l’educare, ci sono stati riferimenti all’”I care” di Barbiana, a Don Tonino Bello e a Daniel Pennac.

Il Papa, è convinto che il segreto della scuola è “imparare a imparare”. Nel suo discorso ha rivelato: “Io amo la scuola, l’ho amata da alunno, da studente e da insegnante, e poi da vescovo”. Poi una confidenza, fuori testo, per spiegare che “non si cresce da solo, c’è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere” : “Ho un’immagine, l’immagine del mio primo insegnante, quella maestra che mi ha preso a sei anni al primo livello della scuola. Mai ho potuto dimenticarla, lei mi ha fatto amare la scuola e poi io sono andato a trovarla durante tutta la vita, fino a quando è venuta a mancare, a 98 anni. Amo la scuola perché quella donna mi ha insegnato ad amarla”.

Ma se uno ha imparato a imparare, questo gli rimane per sempre”, come insegnava “un grande educatore italiano, che era un prete: don Lorenzo Milani”. “Se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante”, ha ammonito Francesco, e i ragazzi “hanno fiuto” per quegli insegnanti che “contagiano” gli studenti. Scuola come “luogo di incontro fondamentale nell’età della crescita”, come “complemento alla famiglia”, perché “la famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte”, devono collaborare “nel rispetto reciproco”. “La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, del bene e del bello”, perché “l’educazione non può essere neutra: o è positiva o è negativa, o arricchisce o impoverisce, o fa crescere la persona o la deprime”.

Il Papa ha ripreso una frase detta poco prima dal campione olimpico Juri Chechi, che il Papa ha chiesto alla folla di ripetere con lui “È più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca”.

Poco prima, una analoga richiesta per un proverbio africano “molto bello”, che recita: “per educare un figlio ci vuole un villaggio”. E ancora, sempre a braccio: “la scuola non è un parcheggio, ma un luogo di incontro e di cammino, e noi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro”.

Il Papa, nella parte finale del suo discorso ha abbandonato definitivamente il testo per descrivere “le tre lingue” che una persona matura deve saper parlare”, grazie alla scuola: “la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani, ma armoniosamente.

Anche l’intervento del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini si è ben inserito in quanto Papa Francesco ci ha consegnato: “Non scommettete su quello che farete, ma su quello che sarete”, il consiglio agli studenti. Ogni mattina, ha ricordato – 22.500 scuole statali e paritarie aprono le porte ad otto milioni di studenti e ai loro insegnanti. “In questo modo, l’Italia cresce ogni giorno”. Ma “è un esercizio quotidiano che non fa rumore”.

Io, ho vissuto questo evento, in compagnia di amici, in prima fila, proprio a pochi metri da Papa Francesco e ho cercato di fissare l’esperienza con tante foto.

Le emozioni sono state tante e forti, silenziose ed esplicite, colme di felicità che mi veniva, anche, dalla condivisione con gli amici del messaggio di Papa Francesco carico di amore e passione per ogni Persona.

Gratitudine e ringraziamenti a chi ha pensato di farmi questo dono!

Michelina Petracca

Responsabile Regionale IRC dell’Abruzzo
Responsabile Regionale di Pastorale della Scuola Abruzzo – Molise